logofactorydogitalynuovo666611      dog italy
 
Home Organization progetti e raduni school notizie varie Contact rich.aiuti la legge addomesticamento link A D O Z I O N I assicurazioni ATTENZIONE!!! adozioni greyhond adozioni galgo adozione coker 5 x 1000 offerte animali in ospedale adozione jack rassel terrier terremoto in giappone persi e ritrovati libri giochi adoz.Pastori tedeschi l'avvocato pensioni adozioni conigli sportello diritti animali personaggi adozioni bassotti l'addestratore gatti da adottare adozioni pitbull LA VETERINARIA

animali in ospedale

 

Animali in ospedale:

                                                                                                                       un primo passo, ma subito. Se vi rendete conto di quanto sia importante

 

 

p

 

Cani e gatti in ospedale, come “animali visitatori”: una prassi normale in gran parte del mondo dopo che negli anni 80 si è scoperto l’immenso valore della cosiddetta “Pet therapy”, ovvero di quelle che in realtà dovrebbero chiamarsi AAT (Animal-Assisted Therapy, attività assistite con gli animali) e che han dato risultati eclatanti ovunque siano state utilizzate. Di Valeria Rossi

 

 

 

La Delta Society (http://www.deltasociety.org), presente il tutto il mondo (anche in Italia), impiega da molti anni gli animali sia come visitatori (il cui scopo è “semplicemente” quello di sollevare il morale dei pazienti: ma qualsiasi medico potrà dirvi che questo in realtà è fondamentale per una guarigione più rapida), sia come veri e propri terapeuti, con diverse possibilità di applicazione.

 

Per esempio vengono utilizzati i cani al posto delle macchine per gli esercizi di riabilitazione, lunghi, noiosi e spesso dolorosi.

 

E’ meglio restare per mezz’ora attaccati ad una macchina che ti fa muovere meccanicamente una spalla avanti e indietro, o passare lo stesso tempo a lanciare una pallina a un cane felice di giocare con te (assistiti, naturalmente, da un fisioterapista che ti fa compiere il movimento giusto)?

 

E’ meglio annoiarsi a morte su una macchina da “step” o portare il cane a passeggio su un percorso che comprende anche delle scale?

 

 

Visto che l’effetto è lo stesso, la risposta appare scontata: ma gli esempi da fare sarebbero moltissimi.

 

E comunque gli effetti più spettacolari si sono avuti nel campo della psicoterapia, specie in quella infantile. Per questo la pet therapy è stata accolta con grande favore in ogni parte del mondo, come dimostra per esempio questo video:

 

http://www.youtube.com/watch?v=T5YqJ-k97Is

 

Ovviamente gli operatori di pet therapy seguono tutti gli accorgimenti necessari per evitare il minimo problema: gli animali sono scrupolosamente selezionati, i cani addestrati, le condizioni igieniche mantenute sempre ai massimi livelli. Si bada molto anche al benessere degli animali, che infatti vengono utilizzati per brevi periodi e fatti riposare ogni volta che manifestano il minimo segno di stress.

 

 

In realtà, però, gli accorgimenti sono relativamente pochi, perché un cane sano e pulito non “porta malattie” di nessun genere (come qualcuno si ostina a credere): in compenso porta benefici immensi, soprattutto a livello psicologico.

Ci sono casi documentati di pazienti con Alzheimer che dopo aver ricevuto la visita di cane da pet therapy hanno ricordato i “loro” cani e ne hanno parlato dopo anni di mutismo; ci sono diversi casi di bambini autistici che si sono riaperti al mondo e hanno cominciato a comunicare grazie alle AAT.

 

 

In Italia il percorso è solo agli inizi (quando si tratta di cultura dell’animale, siamo sempre molto indietro…) ma diverse strutture hanno iniziato ad aprire i battenti a cani e gatti, come nell’esempio che vedete qui sotto:

 

http://www.youtube.com/watch?v=b-PfVn8E7hw

 

E a Savona?

 

A Savona non abbiamo un centro cinofilo specializzato in pet therapy, purtroppo: quindi è più difficile, per noi, commuoverci di fronte ai sorrisi dei bambini che vedono interrotta la loro routine ospedaliera dall’arrivo di un compagno peloso capace di far loro dimenticare, almeno per qualche minuto, la difficile realtà che stanno vivendo.

 

Però l’ENPA ha avuto una buona idea, tanto per cominciare: quella di lasciar accedere almeno gli animali di proprietà presso gli ospedali della provincia.

 

In questo caso non servono animali particolarmente addestrati: ogni cane e gatto sarà sempre e solo immensamente felice di potersi ricongiungere con il suo umano, di prendere due coccole, di dargli una leccatina.

 

IGIENE: Se l’animale è sano, problemi non ne esistono. Se avete guardato i video avrete notato che perfino alcuni piccoli pazienti oncologici che devono vivere costantemente con la mascherina sono autorizzati a rapportarsi con i cani… per il semplice motivo che il cane non viene colpito da alcuna patologia respiratoria trasmissibile all’uomo.

 

BAMBINI: vengono anche “baciati”, ovvero leccati, dai cani, senza che nessun medico si preoccupi, perché la saliva di un cane sano non può causare alcun danno agli umani.

 

SICUREZZA: Quando si parla di cani “normali” e non appositamente selezionati e/o addestrati, sicuramente non sarebbe salutare permettere a tutto il reparto di andarli a coccolare: ma qui stiamo parlando dei loro proprietari, delle persone che amano e di cui sentono sicuramente la mancanza in modo struggente. Sentimento spesso ricambiato, perché molti degli anziani che in ospedale “si lasciano andare”, per esempio, perdono la voglia di vivere anche perché sono stati separati dal loro amico a quattro zampe. E rivederlo, molto spesso, dà loro la forza di lottare, nella speranza di poter tornare al più presto ad occuparsi di lui, ad esserne responsabili, a sentirsi utili a qualcuno anche quando pensano di essere diventati solo un peso per la famiglia e la società "umana".

 

Tutto questo può fare la differenza, papale papale, tra la vita e la morte di una persona.

 

Per questo ci sembra davvero assurdo che il direttore dell’ASL2 savonese, Flavio Neirotti, stia ancora a pensarci su (considerando anche che ci sta pensando dal 2009, perché la proposta dell’ENPA era partita già allora: quella di questi giorni è semplicemente una “replica”).

 

Se il dottor Neirotti ha bisogno di sentire diversi pareri, saremo lieti di metterlo in contatto con diverse strutture già operative; con “Pet Partners” che hanno già reso felici – o un po’ meno tristi, che è già molto – migliaia di bambini; con medici e psicologi che nutrono immensa fiducia nella pet therapy proprio perché ne conoscono gli immensi benefici, che per chiunque vi si sia cimentato sono stati davvero superiori anche alle più rosee aspettative.

 

Di pareri contrari, semplicemente, non ne esistono: esclusi, ovviamente, quelli che non hanno nulla di scientifico ma che si rifanno a dicerie, leggende metropolitane o pura e semplice avversione verso gli animali (per la serie “i cani portano malattie” e altre sciocchezze simili) che però non possono sicuramente far parte della sfera di interessi di un uomo di cultura.

 

Per questo speriamo di poter vedere presto un “via libera” e una messa IN ATTO di questa bella iniziativa che però dovrebbe rappresentare soltanto un primo, piccolo passo verso un uso più ampio delle attività assistite con gli animali. Che agli umani fanno bene. Tanto bene.


 

Attivita' assistita con gli animali all'ospedale pediatrico A. Meyer:

valutazione preliminare del progetto

di S. Caprilli, M. Frassineti, A. Messeri

 

 

animali-ospedale

 

Negli ultimi 30 anni numerosi studi hanno posto l'attenzione sull'interazione tra bambino e animale (1-4). Per i bambini, in particolar modo quelli con problemi di salute, la compagnia degli animali aumenta la socializzazione e la capacità di stare con gli altri (5). Per bambini gravemente malati che sono in ospedale e quindi lontani dal loro contesto di vita abituale gli animali possono essere molto importanti, al punto che sono stati definiti come un “legame con la speranza”(1). Possono anche aiutare i bambini ad incrementare strategie di coping per fronteggiare separazioni, malattie croniche, dolore, morte, lutto (6).

All'ospedale pediatrico A.Meyer è iniziato un progetto di inserimento di animali nei reparti come supporto a bambini ricoverati. Scopo del nostro studio è stato quello non tanto di valutare l'efficacia della presenza degli animali in ospedale sullo stato di salute del bambino, quanto quello di studiare la fattibilità del progetto in un ospedale italiano e le reazioni del contesto nei termini di gradimento da parte dei bambini ricoverati, dei genitori e del personale sanitario.

 

 

Materiali e metodi

Il progetto “incontri con gli animali” è nato nel mese di giugno del 2002 da un partnerariato tra l'ospedale A. Meyer, la Fondazione di volontariato Livia Benini e l'Associazione ONLUS Antropozoa (associazione che si occupa di attività assistite e terapie con l'aiuto degli animali). Il progetto si è configurato come “attività svolta con l'ausilio degli animali” o AAA (animal assisted activity) e ha previsto l'inserimento graduale di animali nel contesto ospedaliero.

Gli animali utilizzati sono stati 4 cani, di cui 3 femmine di Labrador (rispettivamente di 3, 6, 8 anni) e un meticcio maschio di 5 anni, che sono stati opportunamente addestrati e preparati dal punto di vista comportamentale, nonché controllati sotto il profilo veterinario. Il protocollo sanitario seguito è quello stilato dalla Società Internazionale Delta Society (7)

Gli incontri con gli animali si sono sviluppati in 3 fasi di intervento: fase iniziale, fase di ingresso in ospedale e fase nei reparti. Infatti inizialmente l'attività si è svolta nel giardino esterno, poi gli incontri si sono spostati all'interno dell'ospedale, in una stanza di attesa del Pronto Soccorso ed infine gli animali sono entrati direttamente nei reparti.

Gli incontri si sono svolti 1 giorno alla settimana per 2 ore (di norma il mercoledì dalle 9.00 alle 11.00) con l'impiego di 2 animali per volta e con la partecipazione di una équipe multidisciplinare formata da una esperta di AAA e terapia assistita con gli animali (AAT), personale della terapia del dolore dell'ospedale Meyer e volontari della Fondazione Livia Benini. L'équipe si è costituita attraverso una serie di riunioni formative e propedeutiche. Di norma il gruppo era costituito da un minimo di 3 a un massimo di 5 operatori.

Il nostro studio si è svolto durante la 3° fase del progetto in cui gli animali sono entrati nei vari reparti ed hanno interagito con i bambini ricoverati (Fig.1). In tabella 1 è riportata la popolazione dei bambini che hanno partecipato al progetto. Nelle 2 ore di attività era prevista la visita a 2 reparti e i bambini in grado di muoversi dal letto sono stati invitati a recarsi in uno spazio comune (di solito l'ingresso o la sala giochi) in cui è stato allestito un specifico setting. Questo prevedeva 2 coperte in terra, giochi, materiale da disegno, spazzole e cartelloni illustrativi dell'attività per i genitori. L'attività si è svolta in gruppo con l'obiettivo di far entrate in relazione il bambino con i cani, e in una fase successiva mostrare e stimolare il bambino all'interazione con l'animale, accompagnandolo in alcuni giochi come portare a passeggio l'animale spazzolarlo, massaggiarlo, raccontagli una storia, accudirlo.

Il tipo di valutazione da noi eseguito ha mirato a studiare gli esiti ambientali dell'inserimento degli animali nell'ospedale pediatrico A.Meyer, nel senso di vedere quali sono state le reazioni da parte di genitori ed operatori sanitari e dei bambini ricoverati.

Per valutare l'andamento del progetto “incontri con gli animali” sono stati utilizzati i seguenti indicatori:

1- Partecipazione e livello di infezioni: è stato calcolato il numero di bambini che hanno partecipato all'attività. L'aspettativa era una partecipazione di circa 10 bambini per giorno, 5 per ognuno dei due reparti visitati. Il numero di bambini è stato calcolato sui 20 incontri con gli animali svolti nei reparti da gennaio a giugno 2003, prendendo in considerazione bambini che hanno interagito almeno 5 minuti con il cane. Inoltre, dopo 1 anno di presenza settimanale dei cani in ospedale (zone esterne e interne) è stato chiesto al Comitato Infezioni Ospedaliere (CIO) di verificare la presenza di infezioni ospedaliere in generale e di confrontarla con il precedente anno in cui i cani non erano stati presenti in ospedale.

2- Livello di benessere e capacità di partecipazione dei bambini sono stati valutati con scale differenziate, una di autovalutazione (discomfort scale) e tre scale comportamentali e con l'aggiunta dell'analisi delle produzioni grafiche (8,9). La scala del discomfort è una scala visiva di autovalutazione con 3 disegni raffiguranti 3 immagini di una stesso bambino in 3 diverse stanze di ospedale, una molto accogliente, una neutra, una totalmente inospitale. Si chiede al bambino quale sia l'immagine che assomiglia di più alla stanza in cui è in quel momento. La scala del discomfort è stata proposta in modo casuale a 28 bambini da 4 a 12 anni subito dopo aver partecipato all'incontro con i cani ed è stata somministrata agli stessi bambini una seconda volta il giorno dopo alla stessa ora . Le 3 scale comportamentali valutano rispettivamente: 1- l'interazione bambino-animale, 2-l'interazione bambino-contesto, 3- il livello di attenzione cognitiva del bambino e sono state compilate da due osservatori indipendenti adeguatamente addestrati. La scala n.1 sull'interazione bambino/animale consta di 9 item (SPAZZOLARE - COMANDI AL CANE - CAREZZARE –GIOCARE - NUTRIRE – PARLARE- PRENDERE - PASSEGGIARE - GUARDARE) cui possono essere attribuiti 4 punteggi (attivo- attivo se sollecitato- resistente passivo). La scala n.2 valuta l'interazione del bambino con il contesto su 5 livelli: adeguata, occasionale, solo se stimolata, minima, assente. La scala n.3 che valuta il livello di attenzione cognitiva, prevede un unico item con 5 punteggi: Attenzione durante l'attività - Attenzione la maggior parte del tempo - Attenzione a intervalli - Scarsa attenzione - Incapacità di attenzione. Queste scale sono state validate con un accordo interguidici.

Infine abbiamo analizzato le produzioni grafiche libere dei bambini effettuate durante l'attività,

3- Livello di gradimento genitori. Per i genitori i cui bambini ricoverati hanno partecipato ad un incontro con i cani è stato costruito un questionario ad hoc sull'attività, ed auto-somministrato (Tab. 2) con 3 domande chiuse e 3 aperte sul gradimento dell'iniziativa.

4- Livello di gradimento degli operatori. Anche per valutare l'interesse degli operatori è stato costruito un questionario con 7 domande ed autosomministrato(tab 3).

 

 

Risultati

Partecipazione e infezioni. Per quello che riguarda il livello di partecipazione, hanno partecipato all'attività 138 bambini (13 circa al giorno, 6,9 ad ogni incontro in reparto). L'età media è stata di 3 anni _ con prevalenza della fascia scolare e prescolare (1-3 anni: circa 27%; 4-6 anni: circa 29%; 7-11 anni: circa 35%; oltre 11 anni: circa 9%). Il numero dei presenze dei bambini, i reparti visitati dal progetto e il numero di genitori presenti agli incontri sono mostrati in tab. 1. Per quello che riguarda le infezioni il CIO dell'AO Meyer non ha rilevato un cambiamento nella presenza di infezioni, né sono risultati isolamenti di microrganismi veicolati da cani né sono state notificate malattie infettive e diffuse trasmissibili da cani nei giorni della loro presenza in ospedale.

Riguardo al livello di benessere valutato con la discomfort scale, i risultati sono riportati in tab. 4.

Per la capacità di partecipazione sono stati osservati 15 bambini. I risultati sono mostrati in tab.5.

Infine sono state raccolte 77 produzioni grafiche da parte dei bambini di cui: 43 disegni strutturati sull'argomento “cani e animali”(Fig. 2), 25 disegni non strutturati (tipici scarabocchi dell'età prescolare), 9 produzioni scritte (poesie, pensierini ecc…).

Per quello che riguarda i genitori sono stati compilati 46 questionari su 49 proposti (3 rifiuti) con le risposte riportate in tabella 2.

Infine per i questionari proposti agli operatori sanitari è stato distribuito in maniera random a 55 operatori tra medici, infermieri, ausiliari. Su 55 questionari consegnati hanno risposto 52 operatori, di cui 34 infermieri, 16 medici, 2 ausiliari, con le risposte riportate in tab 3.

 

 

Discussione

Il termine pet-therapy, un neologismo di origine anglosassone, è diffuso e si sta diffondendo sempre più anche in Italia, anche se non è un termine corretto. Le definizioni più appropriate sono quelle di “attività svolta con l'ausilio degli animali” (AAA o animal assisted activity) e “terapie effettuate con l'ausilio degli animali” (AAT o animal assisted therapy). Le AAA hanno come obiettivo il miglioramento della qualità della vita di alcune categorie di persone (anziani, non vedenti, malati terminali) mentre le AAT rappresentano, come dice lo stesso termine, parte integrante della terapia di alcune patologie dirette ad esempio a pazienti autistici oppure a pazienti affetti da depressione (3).

Nei termini sopra descritti il progetto di inserimento di animali nel nostro ospedale si è configurato come una AAA. Questo progetto si è sviluppato all'interno del Servizio Terapia del dolore come intervento per migliorare la qualità di vita del bambino in ospedale, sia ricoverato che non, e dei suoi genitori e si è inserito nell'ambito del progetto “Ospedale Senza Dolore”.

La proposta di effettuare degli incontri con gli animali nell'ospedale A.Meyer è nata dall'idea che l'animale rappresenti in innumerevoli situazioni di difficoltà e disagio per un bambino come il ricovero ospedaliero, un efficace strumento terapeutico (10). Un intenso e corretto rapporto uomo-animale è infatti uno stimolo psicologico che coinvolge vari aspetti della vita dell'individuo (l'aspetto sociale, cognitivo, affettivo) (11). È stato trovato che il contatto con gli animali può alleviare le conseguenze di separazione, di stati di solitudine ed è in grado di generare comfort, essere gratificante ed educativo (12). L'effetto rilassante degli animali è stato riscontrato tra bambini a cui è stato diagnosticato Disturbo di Attenzione ed Iperattività (13), bambini autistici, con l'effetto di accrescere l'autostima, la capacità di socializzazione, e le competenze linguistiche (14)

In ambito ospedaliero, esperienze di inserimento di animali sono state avviate per pazienti adulti oramai da diversi anni sia negli Stati Uniti, che in Canada, e in Inghilterra (15-19). Si tratta di progetti pilota che hanno previsto l'impiego degli animali negli ospedali (in Quèbec il Centro Ospedaliero Douglas di Montrèal, a Denver in Colorado). L'unica esperienza in Italia si era svolta presso l'Ospedale Pediatrico di Padova attraverso il Club Wigwam e si è realizzata nel 1996 un progetto dal titolo “Fattoria in ospedale”, nei pressi del giardino della struttura , dove i bambini si recavano a trovare i loro piccoli amici animali , spesso cuccioli, accudendoli e occupandosi di loro quotidianamente. Tale progetto però si è concluso dopo la fase iniziale.

L'obiettivo che il progetto “incontri con gli animali” all'ospedale Meyer si è posto fin dall'inizio è stato quello di “entrare” con i cani nei reparti, partendo dal fatto che i bambini che beneficiano di più del contatto con gli animali, potrebbero essere proprio quelli ricoverati. Per questo motivo abbiamo valutato la terza fase del progetto, cioè il vero e proprio inserimento degli animali nei reparti. Infatti la prima e seconda fase sono state più che altro preparatorie.

La partecipazione agli incontri con gli animali nei reparti è stata circa del 32% maggiore delle aspettative e questo significa che i reparti e i servizi visitati (tab.1) non hanno ostacolato l'attività. Gli incontri hanno interessato reparti di medicina generale e chirurgia in prevalenza, questo perché tali reparti ospitano pazienti degenti a lungo o medio termine che hanno la possibilità di interagire con il cane. Risulta particolarmente importante il dato del CIO per cui l'ingresso dei cani in ospedale non ha aumentato le infezioni né ne ha portate di nuove.

E' stato appositamente scelto di non includere nel progetto i reparti in cui sono ricoverati bambini lattanti, neonati e prematuri, considerando le difficoltà nel valutare le capacità di interazione con l'animale. Ciò spiega la prevalenza dell'età pre-scolare (56%) e scolare primaria (35%), mentre il 9% è rappresentato da pazienti pre- adolescenti e adolescenti, che ricalcano fedelmente l'età della popolazione ricoverata nel nostro ospedale.

Per quello che riguarda la valutazione sui bambini, si è rilevato uno stato di benessere autodescritto dal bambino e delle buone capacità comportamentali in presenza del cane.

La discomfort scale, in corso di validazione, che indica il livello di comfort che il bambino sperimenta in quel momento, ovvero il suo stato di benessere/malessere generale, è stata somministrata in due tempi al bambino confrontando in presenza e in assenza di animali. I bambini descrivono più frequentemente il contesto come positivo dopo aver giocato con il cane, rispetto a quando il giorno seguente il cane non c'è (tab 4). Considerando tutte le limitazioni del tipo di valutazione e benchè la differenza non sia statisticamente significativa, appare che il progetto “incontri con gli animali” possa migliorare la percezione del contesto ospedaliero per il bambino ricoverato.

Dalle 3 scale di osservazione sulla partecipazione del bambino all'attività abbiamo visto che, a parte che nella scala di interazione con il contesto in cui il punteggio è uguale a 2 (in un range 0-4), il punteggio nella scala di interazione con il cane è maggiore del 50% rispetto al punteggio medio (36 su un range 0-42), nella scala e nella scala di attenzione cognitiva il livello mantenuto dal bambino durante l'incontro è superiore quasi del 60% rispetto al punteggio medio (3.2 rispetto a 2 in un range 0-4). Questi dati osservativi indicano che il comportamento del bambino è attivo e propositivo durante gli incontri in reparto con i cani, non solo nei confronti dell'animale, ma anche verso il contesto (operatori, personale ecc.) per cui si può affermare che il bambino viene stimolato del punto di vita cognitivo e relazionale durante lo svolgimento del progetto.

Per quello che riguarda le produzioni grafiche da noi raccolte più del 50% dei bambini ha prodotto un disegno o un testo a seconda del livello evolutivo e anche questo dato indica che c'è stato un buon livello di partecipazione emotiva dei bambini, partendo dall'idea che il disegno in età evolutiva indichi stati emotivi del bambino e che comunica i suoi sentimenti (8,9).

Il questionario per i genitori è stato dato a 49 soggetti (che nel 94% hanno compilato il questionario proposto: 47 su 49) e hanno espresso parere molto favorevole, dato che il 100% dei genitori è stato favorevole all'iniziativa e il 94% ritiene che questa attività porti benefici al bambino. Anche dalle domande aperte emerge un interesse e un apprezzamento per la presenza dei cani nei reparti. Tuttavia l'eccessivo parere favorevole dei genitori porta anche ad una presenza molto numerosa dei genitori stessi durante l'attività nei reparti, in certi casi superiore o uguale a quella dei bambini (tab.1). Infatti abbiamo osservato che spesso non solo i genitori accompagnano il bambino dagli animali, ma tendono anch'essi ad interagire con i cani e a partecipare più o meno attivamente all'incontro. Dato che spesso gli spazi in cui far stare i bambini con i cani sono piuttosto ristretti e dato che anche il setting è costruito appositamente per i piccoli pazienti ricoverati, questo punto appare critico.

D'altra parte è la presenza del genitore in ospedale è ormai parte integrante dei nostri contesti assistenziali. Non è da escludere che il genitore sia “particolarmente partecipe” anche con lo scopo di proteggere il figlio dagli animali, considerato che il 19% dei genitori non è completamente sicuro della non pericolosità degli animali.

Un altro punto critico in questo studio riguarda la auto-selezione dei bambini e genitori partecipanti, in quanto se è vero che il 100% dei genitori intervistati sono favorevoli al progetto, è anche vero che coloro che portano il figlio a giocare con il cane sono motivati e interessati all'iniziativa. Abbiamo osservato che talvolta il genitore o il bambino rifiutano di stare con gli animali in ospedale perché ne hanno paura o perché non gradiscono l'attività.

Per quello che riguarda gli operatori emerge che il personale medico e infermieristico dell'ospedale A. Meyer è favorevole al progetto “incontri con gli animali”(92% è favorevole), riconoscendone l'utilità per bambini(96%), genitori (84%) e anche per il personale stesso(54%). Probabilmente è necessaria una maggiore informazione e sensibilizzazione in quanto il 16% degli operatori teme che i cani possano mordere o trasmettere malattie. L'informazione dovrebbe essere orientata alla sicurezza del progetto e sulla assoluta non pericolosità dei cani in ospedale, visto che in 1 anno di attività non abbiamo mai riscontrato problemi di questo tipo e neanche in letteratura sono riportati.

 

 

Conclusioni

In conclusione l'inserimento di AAA nei reparti pediatrici nel nostro ospedale appare fattibile considerata la partecipazione alle attività da parte dei pazienti ricoverati, la soddisfazione espressa da genitori e dal personale e la mancanza di eventi avversi.

Comunque il progetto necessita di alcuni aggiustamenti sulla base dei dati emersi da questo studio. Innanzitutto è opportuno informare più dettagliatamente e preparare adeguatamente i genitori a lasciare il proprio figlio durante l'incontro con i cani, per permettere ai bambini di relazionarsi in un contesto.

Il secondo punto critico riguarda la sensibilizzazione del personale sanitario e informazione dei genitori sulla non pericolosità dei cani in ospedale, poiché per lo svolgimento dell'attività è fondamentale la collaborazione in particolar modo di infermieri e caposala e anche di medici e altri operatori sanitari nonché di genitori sereni e fiduciosi.

Rimane anche aperta una questione di tipo metodologico sull'esigenza di misurare l'efficacia della presenza del cane sullo stato psicologico del bambino in ospedale. Il nostro lavoro ha mostrato che l'incontro con gli animali in ospedale crea nel bambino una percezione di benessere e comfort legato all'ambiente, portando anche nel bambino un buon livello di partecipazione emotiva e comportamentale. Pertanto ulteriori studi dovranno valutare maggiormente le conseguenze psicologiche e comportamentali dell'interazione tra bambino ricoverato e animale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ASSOCIAZIONE DOGITALY VIA PIAVE 10 TURANO LODIGIANO (LODI) CELL 3405432887 INFO@DOGITALYONLUS.NET